AVVERTENZE

Ogni Assunzione e Presunzione alle Mie parole e' solo Mio. Il mio unico intento e' quello di Condividere pace, amore ed onore. Ogni altra interpretazione a quanto qui espresso, e' puramente personale e mai rispecchia le mie pacifiche volontà. Chiunque usa le qui presenti informazioni, lo fa' sotto la sua totale ed illimitata responsabilità.

domenica 30 luglio 2017

Energia Elettrica: Ipotesi



Trad.: "COME L'AMERICA PENSA DI  OTTENERE LA SUA ELETTRICITA'
..
COME L'AMERICA OTTIENE VERAMENTE LA SUA ELETTRICITA'"


Link: http://verorizzonte.blogspot.it/2017/07/lo-spettro-di-nikola.html

Alessandro

Noi siamo l'Italia, non voi



Alessandro

WW2: Oro banca d' italia



Alessandro

sabato 29 luglio 2017

Repubblica: Vai di Occhio




Alessandro

Terra Piatta: L'eclisse che uccide il globo



Alessandro

Se sei pm puoi insultare un carabiniere


Il militare ha chiesto i documenti al magistrato che lo ha mandato «aff...». Ma per la Procura non è reato perché «avrebbe reagito a un atto arbitrario»

Un carabiniere che «insiste» nel chiedere i documenti a un uomo che non indossa la toga ma che è «chiaramente» un magistrato, può essere liquidato con un sintetico invito ad andare a quel paese. Lo ha deciso la Procura di Caltanissetta, che ha ritenuto non punibile il giudice, mandando – seppur tra le righe – nuovamente a fanculo il militare troppo preciso. La storia farebbe anche ridere se non ci fosse di mezzo un oltraggio alla divisa da parte di un uomo che dovrebbe far rispettare la legge. Con la complicità, oltretutto, dei colleghi che hanno giustificato l’insulto. 

Tutto avviene a novembre scorso, non in un posto qualunque ma nell’area blindata della Procura di Palermo riservata alla Direzione Distrettuale Antimafia. Laddove le polemiche sulla scarsa sicurezza nei tribunali non si sono ancora placate, l’appuntato del reparto scorte ha chiesto i documenti a un uomo da lui mai visto prima. Infastidito dall’«affronto» del carabiniere, in servizio con altri tre colleghi, il giudice si è rifiutato di mostrargli il badge dandogli le spalle. Il militare non ha potuto far altro che insistere, quell’uomo avrebbe potuto esser chiunque, avere anche una pistola in borsa. Quindi ha riformulato la domanda, ottenendo di tutta risposta un «Ma vaffanculo!».

L’esclamazione, pronunciata davanti agli altri militari e confermata dallo stesso togato nella propria relazione di servizio inviata al procuratore di Palermo, è stata ritenuta lecita. Il giudice, come hanno sentenziato i suoi stessi colleghi di Caltanissetta, non è punibile. Stava entrando nell’area riservata senza mostrare il badge, aveva il «diritto» di non essere importunato. Ha mandato a quel paese il militare che stava lavorando, ha girato i tacchi e tanti cari saluti.

Secondo la corte, il magistrato ha reagito a un «atto arbitrario» del carabiniere consistente nell’aver chiesto l’esibizione dei documenti «quando appariva ormai chiaro che si trattava di un magistrato e quando lo aveva certamente valutato come un soggetto inoffensivo dal punto di vista della sicurezza del magistrato da lui protetto». Avrebbe dovuto immaginare chi aveva di fronte il puntiglioso militare, e il vaffanculo, insomma, «se l’è cercato».

Contro la richiesta di archiviazione, presenteranno presto opposizione i legali del carabiniere, Giorgio Carta e Maria Laura Perrone. «La richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Caltanissetta – spiega l’avvocato Carta – mi sorprende. Mi chiedo, infatti, a quale rispetto possano oggi aspirare i poliziotti e i militari se perfino un magistrato pronuncia simili parole dinnanzi a chi sta svolgendo un delicato servizio per la collettività, peraltro particolarmente rischioso come quello della scorta».


Link: http://www.iltempo.it/cronache/2016/07/20/news/se-sei-pm-puoi-insultare-un-carabiniere-1015686/#.WXo9wVLs3Xs.facebook?refresh_ce

Alessandro

Dilettanti allo sbaraglio



Alessandro

Ciao Charlie



Alessandro

Marco Aurelio: Libro 9, verso 40



Alessandro

venerdì 28 luglio 2017

Nespoli, Isis, Vaccini e la guerra



Alessandro

NON DISPERATE! I DEBITI EQUITALIA VANNO IN VACANZA.

LA NUOVA Agenzia & Riscossione ha un problema SERIO, MOLTO SERIO. I DIRIGENTI ILLEGITTIMI (Nominati in modo Irregolare) poi passati da Equitalia ad Agenzia e 

Riscossione  NON potranno conferire procure processuali ai Loro Avvocati per difendersi in Giudizio contro i Contribuenti. INDI:

ILLEGITTIMI LORO, ILLEGITTIMI GLI ATTI FIRMATI, ILLEGITTIMI I MANDATI CONFERITI PER LA DIFESA.

HANNO APPLICATO ALLA LETTERA LA : "VACATIO LEGIS" In giurisprudenza e in diritto, la locuzione è genericamente traducibile come "mancanza della legge", APPUNTO!

Questo vale per chiunque abbia cartelle Equitalia, ricorsi già formulati o contenziosi in corso.

Il Direttore TuDiVi
infotudivi@gmail.com



Alessandro

Terra Piatta: I Limiti dei calcoli



Alessandro

giovedì 27 luglio 2017

Nasa: come facciamo le foto?




Ecco il Link alla loro spiegazione: https://www.nasa.gov/image-feature/nasa-captures-epic-earth-image

Alessandro

Marco Aurelio: Libro 9, verso 30



Alessandro

Della Mela



Alessandro

Avviata estinzione Umana?

Allarme dei medici: spermatozoi in caduta libera

La fertilità degli uomini occidentali è fortemente compromessa. Secondo una meta-analisi in 40 anni si è dimezzata la concentrazione di gameti. E il numero è sceso del 60 per cento. Le cause: inquinanti ambientali e stili di vita scorretti



È DIMINUITA di più di 50 punti percentuali, negli ultimi 40 anni, la concentrazione degli spermatozoi negli uomini dei paesi occidentali. L'allarme lanciato da anni nel corso dei congressi europei dell'Eshre, la società europea di embriologia e riproduzione umana, è confermato da un vasto studio guidato dall'università Ebraica di Gerusalemme. La conta totale degli spermatozoi è calata quasi del 60%. Per ottenere questi dati, i ricercatori hanno effettuato una meta-analisi, cioè una revisione dei dati provenienti da moltissimi studi condotti negli ultimi quattro decenni. I risultati odierni sono stati pubblicati su Human Reproduction Update, importante rivista scientifica che tratta argomenti di biologia riproduttiva e di ginecologia. Ecco tutti i dati e le implicazioni dello studio.

Lo studio. I ricercatori hanno preso in considerazione 185 paper scientifici pubblicati dal 1973 al 2011. I dati si riferiscono a maschi che abitano in regioni occidentali ricche: Europa, America del Nord, Australia e Nuova Zelanda. Dall'analisi di queste pubblicazioni si rileva una riduzione della concentrazione degli spermatozoi del 52,4% e un calo del 59,3% del numero totale degli spermatozoi. Il calo è stato registrato durante i 38 anni dello studio: in pratica, la concentrazione media degli spermatozoi misurata all'inizio del periodo preso in considerazione, ovvero nel 1973, era pari a 99 milioni per millilitro, mentre, alla fine del periodo analizzato, cioè nel 2011, è risultata circa dimezzata (pari mediamente a 47 milioni per millilitro). Inoltre, il declino non si è mai arrestato durante i 40 anni analizzati.  Questo problema di salute era già stato evidenziato in alcuni studi precedenti, di cui il primo nel 1992 e da uno studio francese del 2012, anche se, secondo gli autori del paper odierno, queste ricerche risultavano ancora controverse, a causa di limiti oggettivi nell'analisi. La meta-analisi odierna supera molte di queste limitazioni e dà uno sguardo alla panoramica dei risultati ottenuti finora.

Le implicazioni. Se il calo della conta spermatica continuasse con lo stesso tasso di riduzione, dunque seguendo l'andamento osservato, l'essere umano potrebbe estinguersi, ha dichiarato alla Bbc l'epidemiologo Hagai Levine, primo autore del paper, che si è definito molto preoccupato. Un'affermazione estrema, che apre il dibattito su un dato rilevante come quello odierno.

In base ai risultati, infatti, aumenta la percentuale di uomini la cui fertilità è assente o si assesta sotto la soglia dei valori normali. Non solo i dati internazionali, ma anche quelli italiani mettono in luce questo fenomeno. Secondo i dati della Società Italiana di Andrologia, in Italia sono ben 250 mila le coppie non fertili e in circa la metà dei casi alla base vi è l'infertilità maschile. “Questo problema è aumentato costantemente negli anni, soprattutto nei paesi occidentali – ha commentato Antonino Guglielmino, Presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana – un fenomeno che non si osserva, o almeno non in maniera significativa, nell'uomo asiatico”.

Le cause. Il calo della concentrazione degli spermatozoi, in effetti, non si registra, o almeno non è rilevante, negli uomini dell'America del Sud, Africa ed Asia. Ma perché questo problema riguarda soprattutto l'Occidente? “Una ragione valida, prosegue l'esperto, riguarda l'aumento degli “interferenti endocrini” nell'ambiente, ovvero delle sostanze chimiche, fra cui pesticidi, che agiscono sul sistema ormonale, sia durante la vita che in fase prenatale”. E questa interferenza, spiega Guglielmino, può contribuire a problemi futuri nella salute riproduttiva dell'individuo, soprattutto maschio, mentre nelle donne potrebbe essere associata ad altre problematiche ginecologiche. Sotto i riflettori, secondo gli esperti, vi sono anche abitudini non salutari e altri fattori ambientali comuni nello stile di vita occidentale, come il fumo, l'obesità e lo stress, le malattie sessualmente trasmesse.


Link: http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2017/07/26/news/allarme_dei_medici_crolla_la_fertilita_maschile-171695604/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P3-S1.4-T1

Alessandro

Repubblica: «12 vaccini insieme sono un suicidio per i militari»...



Alessandro

Dei Vaccini: inoculiamo



Alessandro

mercoledì 26 luglio 2017

Falcone e Borsellino



Alessandro

Usa: via a microchip per dipendenti



- NEW YORK, 25 LUG - Microchip per gli esseri umani. O meglio per i dipendenti per timbrare il cartellino o pagare il caffe' al bar aziendale. A lanciare la rivoluzione e' Three Square Company, azienda tecnologica del Wisconsin, che avvia il prossimo 1 agosto il proprio programma sperimentale di microchip per i dipendenti.

I lavoratori possono decidere se aderirvi o meno ma, secondo le iniziali previsioni, sembra esserci la fila per provare la nuova iniziativa, con 50 degli 80 dipendenti dell'azienda che vogliono entrare a farvi parte.

Il programma, frutto della partnership fra Three Square Market e la svedese Biohax International, e' il primo del genere negli Stati Uniti, anche se e' gia' stato testato da un'altra societa' svedese, Epicenter. E la novita' desta subito perplessita' dal punto di vista della privacy e sanitario, con il microchip iniettato su un dito.

Link: http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/07/25/usa-via-a-microchip-per-dipendenti_5cc614d0-6101-461f-b3ee-5c970524e43b.html

Alessandro

Non fare quello che dice la polizia è reato?


Chi non collabora con la polizia comportandosi in modo passivo e non obbedendo agli ordini dell’agente non commette resistenza a pubblico ufficiale.

A non tutti sono inclini a obbedire agli ordini, anche quando si tratta di un agente della polizia o di un carabiniere. Tuttavia non rispettare il comando di un pubblico ufficiale potrebbe costituire un illecito: ma cosa rischia chi deliberatamente, e in segno di protesta, non collabora con la polizia?

La sentenza di ieri della Cassazione [1], con cui è stato assolto un uomo per essersi sdraiato davanti alle ruote della propria auto al fine di impedirne il sequestro alla polizia, riapre la questione sui confini del reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il concetto sottolineato dalla Suprema Corte è chiaro e ribadisce quelli che sono i tradizionali termini della questione: ad essere punibile è solo chi usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale. È necessario cioè che ci sia una condotta attiva e violenta [2]. La semplice resistenza passiva non integra, invece, resistenza a pubblico ufficiale. Risultato: non fare quello che dice la polizia non è reato. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire i confini tra il lecito e l’illecito.


Quando scatta la resistenza a pubblico ufficiale

Il reato di resistenza a pubblico ufficiale tutela l’interesse al regolare funzionamento e al prestigio della pubblica amministrazione oltre alla libertà morale e all’incolumità fisica dell’individuo. In particolare il codice penale [2] punisce chiunque usi violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale o a un incaricato di un pubblico servizio o a coloro che gli prestano assistenza. Elemento caratterizzante tale fattispecie è che la condotta deve essere posta in essere mentre il funzionario compie l’atto d’ufficio (contestualità). Fare resistenza con un semplice comportamento passivo di non collaborazione non integra, invece, né la violenza né la minaccia necessari per far scattare il reato in commento.

Non è punibile chi commette il fatto quando lo stesso è stato determinato dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di un pubblico servizio o dal pubblico impiegato che con atti arbitrari ha ecceduto i limiti delle sue attribuzioni.

Per poter parlare di resistenza a pubblico ufficiale è necessario, quanto all’uso della violenza, che il soggetto agente manifesti la propria volontà di opporsi al pubblico ufficiale mediante atti positivi, che realizzino un contegno violento onde impedire a quest’ultimo il compimento di un atto del proprio ufficio.

Quando non collaborare con la polizia non è reato

Non c’è reato di resistenza a pubblico ufficiale quando il cittadino pone in essere una resistenza passiva. È il caso di chi, accorgendosi dell’arrivo della polizia per un controllo, scappi da un’altra parte (si pensi all’ambulante che, alla vista degli agenti, raccolga la sua roba da terra e vada via a gambe levate); o a chi, intravedendo con l’auto un posto di blocco e avendo lasciato la patente a casa, faccia inversione di marcia. Rientra ancora nella resistenza passiva il comportamento di chi non agevola le operazioni di controllo della polizia e non obbedisca ai comandi dell’agente come, ad esempio, quello di spalancare il cofano dell’auto, di alzare le braccia verso l’alto per consentire la perquisizione, quello di chi si rifiuta di sbottonarsi la giacca o di chi non voglia aprire le valigie per un normale controllo.

Al contrario, secondo la Suprema Corte, il reato di resistenza a pubblico ufficiale scatta nei confronti di chi, alla guida di un’autovettura, anziché fermarsi all’alt intimatogli dagli agenti della Polizia, si sia dato alla fuga ad altissima velocità e, al fine di vanificare l’inseguimento, abbia posto in essere manovre di guida tali da creare una situazione di generale pericolo (ad esempio eccesso di velocità, guida contromano, passaggio col rosso al semaforo, guida a zig-zag).

Il reato invece non sussiste in tutte quelle circostanze in cui siano inesistenti elementi che rendono evidente la messa in pericolo per la pubblica incolumità [3] (come nel caso del soggetto che si sia esclusivamente limitato a fuggire a piedi, senza porre in essere condotte pericolose per i pubblici ufficiali o per altre persone). Non commette resistenza a pubblico ufficiale neanche chi, durante un controllo della polizia stradale per violazioni al codice della strada, mette in atto una protesta pacifica sdraiandosi per terra per evitare agli agenti di avvicinarsi al veicolo e di procedere al sequestro.

note
[1] Cass. sent. n. 36754/17 del 24.07.2017.

[2] Art. 337 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 35448/2003.


Link: https://www.laleggepertutti.it/169289_non-fare-quello-che-dice-la-polizia-e-reato

Alessandro

Per Quattro Denari...


Link: https://drive.google.com/file/d/0B0O7NpoJHTuzcHlhMkxnZFo5NVE/view


Alessandro

IL RUOLO DEI MEDIA NELLA PROPAGANDA DI REGIME (DUE ESEMPI DA MANUALE)



Alessandro

Marco Aurelio: Libro 9, versi 4 - 5 - 6



Alessandro

Addio cartellino, al lavoro si entra con il microchip (da bravi schiavi)



Negli U.S.A, dal primo agosto 2017, l'azienda americana Three Square Market installerrà dei microchip sottopelle ai propri dipendenti che andranno a sostituire i già umilianti "cartellini" da timbrare all'entrata e all'uscita, e non c'è voluto molto per convincere questi lavoratori a farsi marchiare come cani.

E' bastato infatti dire loro che questa nuova tecnologia gli permetterà non solo di entrare più veloci nei reparti di produzione, ma anche di acquistare più velocemente il cibo chimico-industriale dei distributori automatici presenti all'interno degli stabilimenti.

I chip grandi quanto un chicco di riso, avranno un costo iniziale di 300 dollari e dovranno essere installati sottopelle precisamente sopra al palmo della mano che sta fra il pollice e l’indice...

Non vi ricorda qualcosa?

...Ma si! L'Apocalisse di Giovanni !
Precisamente i versetti (13:16-17):

"Inoltre faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse posto un marchio sulla loro mano destra o sulla loro fronte, e che nessuno potesse comperare o vendere, se non chi aveva il marchio o il nome della bestia o il numero del suo nome."


Proviamo a tradurre il versetto:

«Inoltre faceva sì che a tutti fosse impiantato un microchip sulla loro mano destra e che nessuno potesse comperare o vendere, se non chi aveva il microchip»

L'apocalittica profezia si sta dunque avverando?

Pare proprio di si, e a quanto pare questo è solo l'inizio, la fine dell'Essere Umano.

In Svezia i lavoratori di alcune aziende sono stati invitati ad aderire ad una sperimentazione.  «I dipendenti delle aziende che hanno sede nell’Epicenter di Stoccolma possono farsi iniettare nella mano un minuscolo dispositivo a radiofrequenza con cui aprire le porte ma anche attivare ascensori e fotocopiatrici. E in futuro potrà servire anche per pagare il pranzo o il caffè nel bar del palazzo, che si autodefinisce “casa dell’innovazione” e ospita soprattutto società high tech»…..

….Tanti stati e anche l’Italia stanno cercando in tutti i modi di limitare il contante, di spingere con i pagamenti elettronici, di incrociare i dati personali e di fare un’unica banca dati.

Qui elenco una serie di provvedimenti che sono di doppio uso: possono rendere la nostra società più evoluta e possono limitare la libertà dell’individuo di fronte a una decisione dell’autorità.

1) conto corrente obbligatorio per i pensionati

2) limitazione dell’uso del contante

3) uso delle carte di credito

4) obbligo di POS per tutti i detentori di partita iva

5) cartella sanitaria digitale

6) scontrino parlante per i farmaci acquistati in farmacia

7) dati bancari dei conti correnti che confluiscono in un calcolatore centrale nazionale

8) dati delle varie agenzie nazionali che confluisco in un unico calcolatore centrale nazionale

9) scontrino digitale in cui tutti i nostri acquisti confluisco in un calcolatore centrale

10) scatola nera inserita nelle automobili per pagare meno le assicurazioni

11) riconoscimento delle targhe delle auto mediante le telecamere cittadine

12) riconoscimento del volto fatto mediante le telecamere cittadine
ogni cellulare invia i dati di dove siamo alle compagnie telefoniche
ogni smartphone ha un GPS che invia i dati della nostra posizione alle agenzie USA come ha mostrato l’attivista Snowden

13) prime sperimentazioni del microchip sottocutaneo

Link: http://laschiavitudellavoro.blogspot.it/2017/07/addio-cartellino-al-lavoro-si-entra-con.html

Alessandro

Terra Piatta: Terra pallisti e terra piattisti



Alessandro

Hanno Paura?


Scienza e fake news, i complottisti hanno vinto?
I tentativi di smontare teorie pseudoscientifiche o notizie false che circolano su Facebook sono inutili o addirittura controproducenti, dice un team di ricercatori in uno studio pubblicato oggi su Plos One.


La Terra è piatta, l'uomo non è mai sceso sulla Luna, le scie chimiche dilagano e i vaccini provocano l'autismo. Inutile discutere con negazionisti e complottisti. Anzi. Controbattere le fake news che circolano sui social non giova alla Scienza. Lo scrive un team internazionale guidato da ricercatori italiani,

che ha condotto uno studio sul debunking analizzando l'attività su Facebook di 54 milioni di utenti nell'arco di cinque anni. (Il debunking consiste nel mettere in dubbio o smentire, basandosi su metodologie scientifiche, affermazioni false, esagerate, antiscientifiche). La ricerca, pubblicata oggi sulla rivista scientifica Plos One, ha dimostrato che i tentativi di smontare sistematicamente teorie pseudoscientifiche o notizie false che circolano su Facebook sono inutili o addirittura controproducenti.

"I post di debunking stimolano commenti negativi, non raggiungono il pubblico complottista oppure lo fanno reagire nel senso opposto a quello sperato", afferma Fabiana Zollo, prima autrice dell'articolo e ricercatrice post-doc all'Università Ca' Foscari Venezia. I ricercatori hanno analizzato i post, i like e i commenti pubblicati su 83 pagine Facebook di carattere scientifico, 330 pagine complottiste e 66 pagine dedicate al debunking (con oltre 50 mila post).

Lo studio ha confermato l'esistenza sul social network di due distinte comunità che non entrano in contatto tra loro e dialogano all'interno di una cassa di risonanza che non fa altro che rafforzare le loro tesi di partenza. "La diffusione della disinformazione è dovuta alla polarizzazione degli utenti ma anche alla crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni e all'incapacità di capire in modo corretto le informazioni - aggiunge Zollo - Questi aspetti sommati al meccanismo delle casse di risonanza e alla ricerca di conferme delle proprie tesi minano l'efficacia del debunking".

"Il debunking e l'attacco frontale ai complottisti non sono antidoti al propagarsi di fake news - prosegue la ricercatrice - Piuttosto, l'uso di un approccio più aperto e morbido, che promuova una cultura dell'umiltà con l'obiettivo di abbattere i muri e le barriere tra le tribù della rete, rappresenterebbe un primo passo per contrastare la diffusione della disinformazione e la sua persistenza online".

I ricercatori puntano ora a monitorare il mondo dell'informazione con degli indici specifici per valutare l'impatto delle testate giornalistiche e del fabbisogno informativo degli utenti. "Siamo già lavorando a tecniche per avere segnali d'allerta riguardo la diffusione di informazioni false e abbiamo risultati molto promettenti", dice la ricercatrice Fabia Zollo. L'obiettivo è creare un centro di ricerca per studiare l'impatto dei social media sui nostri comportamenti.


Fonte: https://www.tomshw.it/scienza-fake-news-complottisti-vinto-87245

Alessandro

lunedì 24 luglio 2017

Rifacciamoci gli Occhi...




Alessandro

Pizza di Frutta



Alessandro

Vaccini: alcuni fatti



Alessandro

La Vera Carpo tecnica!


Le ricette le trovate cliccando sul testo e qui, blog di Giancluca: 



































































Alessandro

In Memoria di Riccardo

Penisola Italica, lì 24/07/2017

Oggetto: Lettera aperta circa le preoccupanti violazioni dei diritti fondamentali dell'Uomo avvenute all'interno del Vostro comune di competenza, nello specifico nei confronti di Riccardo Francesco Pietro Tarello.

Gent.li sindaco Renzo Carisio, vicesindaco Giovanni Rocco Monti, assessore e consigliere comunale Federica Barbieri,


Ora vorremmo precisare un fatto, prima di procedere con le nostre considerazioni e dunque con le nostre domande: Riccardo, come tutti noi che vi stiamo scrivendo, aveva compreso che ciò che viene chiamato "Pubblica Amministrazione", "Stato", "Comune", "Regione" e tutti i derivati e affini è in realtà tutto un insieme di aziende private che agiscono spesso in assenza di validi e vincolanti contratti fra le parti, per consuetudine, e purtroppo spesso attraverso l'uso della forza e della coercizione per conludere gli accordi: no soldi = no acqua/luce/gas/... = no dignità = NO VITA.

Queste non sono soltanto fantasie o punti di vista, ma la pura realtà ormai dimostrata grazie ai numerosi documenti e informazioni che sono stati resi pubblici negli ultimi anni (alcuni dei quali allegati alla presente), e che dimostrano come quotidiamente ogni essere umano venga, senza il suo consenso libero e consapevole, mercificato e utilizzato come capitale a garanzia di debiti fittizi ed insanabili, fin dalla creazione dell'Atto di Nascita.

Siamo certi che di questo siete già stati ampiamente informati da Riccardo nel corso di questi anni (le sue numerose raccomandate e la nostra testimonianza diretta lo dimostrano), ma serviva la premessa affinchè, trattandosi di una lettera aperta e dunque PUBBLICA, anche chi non lo conoscesse possa ora capire che lui, come noi, non ha deciso di porsi degli interrogativi sull'incessante illecita richiesta di denaro sotto forma di "tasse" caricate indebitamente su ogni genere di fornitura perchè faceva fatica a pagare o ad "arrivare a fine mese".

Non l'ha fatto per rendersi la vita più comoda, ma perchè era un uomo che amava la verità. Non perdeva occasione per divulgare ciò che aveva scoperto, per aprire gli occhi a tutti coloro con cui parlava, per informare...e per agire egli per primo davanti a ciò che ormai sappiamo tutti essere palesemente illegittimo, per quanto ritenuto "legale".

Sarà un caso che per descrivere le azioni delle corporation private che hanno monopolizzato il valore del capitale umano e la produzione della fiat money venga utilizzato proprio questo termine, "legale"?

Il dizionario di giurisprudenza Britannica riporta una curiosa definizione di questo termine, in tutto e per tutto differente dal termine lecito o legittimo (lawfull and not legal): "tutto ciò che concorre alla distruzione della Legge Divina (qui intesa come Legge e Diritto Naturale)"...

Per questo Riccardo ha trascorso i suoi ultimi mesi di vita, durante i quali stava anche curandosi da un cancro renale, privato della possibilità di avere acqua potabile in casa. Perchè non aveva abbassato la testa davanti alle illegittime tassazioni sulla fornitura di questo bene primario. Perchè si era opposto chiedendo spiegazioni, che però non sono mai arrivate.

Al posto delle spiegazioni, sono arrivati gli addetti, ovviamente scortati da uomini armati, ad interrompere la fornitura dell'acqua in modo tale che non potesse più accedervi in alcun modo, fatto salvo ovviamente, il rendersi complice della frode delle tassazioni illegittime pagando quanto gli veniva richiesto...

Curioso al pari della scelta del termine legale per definire le azioni delle corporation private camuffate da "Pubblica Amministrazione", è la storia della privatizzazione di un bene come l'Acqua, bene che l'ONU stesso ha definito nel 2010 "Un diritto umano universale e fondamentale". La risoluzione del 28 luglio 2010 sottolinea ripetutamente che l'acqua potabile e per uso igienico, oltre ad essere un diritto di ogni uomo, più degli altri diritti umani, concerne la dignità della persona, è essenziale al pieno godimento della vita, è fondamentale per tutti gli altri diritti umani.

Molti non sanno che dietro a questa manovra, che forse più di ogni altra è in grado di mettere in scacco la popolazione, dato che tocca non un bene di consumo qualsiasi, ma una necessità primaria e fondamentale alla VITA (circa il 65-70% del nostro peso corporeo ne è costituito, e nessuno può sopravvivere per più di circa 7 giorni senza), specialmente in Italia si è sempre nascosta, neanche troppo bene, l'organizzazione mafiosa, per prima quella siciliana.

Lo spiegano benissimo le parole di Umberto Santino nel suo articolo, che qui cito solo parzialmente (ma che potrete trovare ntegralmente all'indirizzo https://www.disinformazione.it/acqua8.htm): "L'acqua rubata. Dalla mafia alle multinazionali".

[...]Le politiche sull’acqua che si sono imposte negli ultimi anni sono imposte dalle società multinazionali e rispondono a logiche di mercificazione e di privatizzazione. L’acqua viene considerata non un bene pubblico ma una merce nelle mani di pochi grandi gruppi industriali che agiscono perseguendo la massimizzazione dei profitti. L’accesso all’acqua sarebbe un bisogno che ciascuno deve cercare di soddisfare come può, non un diritto che dev’essere garantito a tutti, in base a una considerazione che dovrebbe essere ovvia ma non lo è: l’acqua non è un bene economico qualsiasi ma una fonte di vita e la vita dev’essere assicurata a tutti, fa parte di quei diritti inalienabili e immercificabili che ognuno acquisisce nascendo.

Invece nel mondo attuale il liberismo viene applicato a tutto e il soddisfacimento del “bisogno” d’acqua dipende dalla volontà dei “signori dell’acqua”, i quali si comportano come il lupo e l’agnello della favola: chi sta in alto dispone a suo piacimento se fare bere o meno chi sta in basso e ogni pretesto è buono per negare o razionare l’accesso, manovrando la leva dei costi
[aggiungiamo noi: la tassazione, tutt'altro che legittima o necessaria, visto come viene generata la moneta dal nulla, fa parte di tali manovre].

Queste politiche che potemmo sinteticamente definire come “uso privato di risorse pubbliche” hanno precedenti storici, di cui forse l’esempio più significativo possiamo trovarlo in Sicilia.

L’acqua è uno dei settori su cui i gruppi mafiosi hanno esercitato il loro dominio. La mafia siciliana non è solo un’organizzazione criminale ma qualcosa di più complesso: i gruppi criminali agiscono all’interno di un sistema di relazioni, hanno rapporti con il contesto sociale, con l’economia, la politica e le istituzioni, le attività delittuose sono intrecciate con attività legali e perseguono fini di arricchimento e di potere. Nessuna sorpresa quindi se la mafia ha rivolto particolare attenzione a una risorsa fondamentale come l’acqua, approfittando delle opportunità offerte dal contesto politico-istituzionale. [...]Se negli ultimi anni a livello nazionale e mondiale sono sorti o si sono rafforzati gruppi criminali di tipo mafioso, cioè che hanno la complessità della mafia siciliana, sul problema dell’acqua, come accennavamo all’inizio, si sono imposte politiche di privatizzazione dovute all’emergere di grandi gruppi imprenditoriali. [...]Questa invasione delle grandi imprese renderà sempre più difficile una politica pubblica delle risorse idriche e imporrà sempre di più un modello fondato sulla “petrolizzazione dell’acqua”, cioè sulla dittatura del mercato anche sull’acqua. In questi ultimi anni si è parlato tanto di “fine delle ideologie” ma in realtà abbiamo assistito al trionfo del liberismo che è anch’esso un’ideologia. Sostenere che il mercato è il migliore, se non l’unico, meccanismo di regolazione, è una tesi ideologica che semplifica la complessità del reale riducendo tutto alla dimensione economica. L’acqua non è un bene di cui si possa fare a meno, che si può scegliere di consumare o meno, ma un bene comune indispensabile per vivere. Tutto questo viene ignorato e come si è fatto per il petrolio, che è servito per arricchire le grandi multinazionali e gli sceicchi, lasciando in miseria gran parte della popolazione dei paesi produttori, così ora si vuole fare pure per l’acqua.

Ora veniamo alle domande:
L'atto di impedire, consapevolmente, volontariamente ad un uomo, peraltro anziano ed in precarie condizioni di salute, di usufruire dell'acqua potabile in casa sua, di scegliere di ignorare le sue ripetute e LEGITTIME richieste di spiegazioni e di trasparenza, di costringerlo, a 72 anni, ad andare fino alla fontana "pubblica" per riempire delle taniche d'acqua o recarsi a casa dei suoi figli per potersi anche solo lavare, al di là di qualsiasi parvenza di "legalità" (che abbiamo già tristemente compreso cosa significhi), dal punto di vista umano, voi come lo definireste?

Dato che un comunicato del 07 aprile 2016 del I.E.O., l'Istituto Europeo di Oncologia, ha confermato e sottolineato la forte correlazione tra lo stress e l'insorgenza e la diffusione del cancro, ora noi ci chiediamo: è possibile che le condizioni di vita degli ultimi mesi abbiano contribuito ad aggravare lo stato di salute di Riccardo?

E' possibile che per prendere denaro si decida di passare sopra anche alla vita umana? 

Quanto vale per voi una vita? Meno di una bolletta? Nascondersi dietro una parvenza di "legalità, a vostro parere, rende meno responsabili delle proprie azioni?

Riccardo non ha smesso di pagare per mancanza di volontà, nè perchè costretto da una crisi creata ad arte, ma perchè era stanco di abbassare la testa davanti ai soprusi. Era stanco, come tutti noi, di dover acconsentire ad una serie di abusi costanti ai danni della popolazione sotto forma di continue illecite richieste di denaro sotto forma di tasse che servono solo ed esclusivamente a finanziare stipendi e pensioni d'oro, dal momento che investirli nel risanamento del debito pubblico è palesemente una follia, dato che tale debito è fittizio, fraudolento e comunque insanabile per sua stessa natura. Ci viene richiesto di pagare l'acqua che viene portata nelle nostre case...ma quest'acqua, signori, di chi è?

Ed anche ammesso che si voglia ancora credere alla storia dei finanziamenti per opere pubbliche, non sarebbe sufficiente pagare solo ed esclusivamente il consumo netto (cosa che non sarebbe necessaria se ogni territorio riprendesse la propria sovranità monetaria, come ogni comune potrebbe fare)?
Dal momento che stiamo pagando per un bene che è già nostro, e che quindi non va "comprato" da nessun altro, quel denaro sarebbe già più che sufficiente per sostenere le opere di costruzione e manutenzione di acquedotti, impianti ecc... il resto delle accise su cosa si fonda?

Avete voi argomenti reali e prove tangibili per rispondere a queste domande e confutare quanto scritto in questa lettera aperta e notificatovi in questi anni da Riccardo Francesco Pietro Tarello?

Ciò che vogliamo fare intendere con questa lettera, è che Riccardo adesso non è più con noi qui, a divulgare ciò che ormai in tanti sappiamo, ma non era solo. I suoi famigliari non sono soli.

Ci hanno insegnato che "il tempo è denaro"...no signori, IL TEMPO E' VITA! E vivere al meglio questo tempo che abbiamo a disposizione è nostro inalienabile diritto. La qualità di vita di Riccardo nei suoi ultimi mesi è stata gravemente compromessa in nome di un denaro che viene creato dal nulla in frode ogni giorno, e questa è stata l'ultima prova della terrificante visione distorta del valore del denaro, dell'essere umano e della vita.


A tutte queste domande noi che scriviamo e tutti coloro che leggeranno, ora pretendiamo una risposta, e andremo avanti fino a quando non saranno stati individuati i responsabili di questi abusi e non avranno, almeno per quanto possibile, ormai, rimediato al danno enorme che hanno causato.

Alessandro

Degli Incidenti stradali



Alessandro

domenica 23 luglio 2017

S.P.Q.R: osservazioni...



Alessandro

SPQR discorso al senato: Immigrati



Alessandro

Falcone e Borsellino


Alessandro

Crescita Muscolare e Gravità

"...Avete mai visto cosa deve creare dal nulla il corpo Umano? I muscoli crescono a riposo. L'esercizio fisico, al massimo, attiva tutta una serie di segnali che danno inizio a questo processo fisiologico...."


Alessandro

Marco Aurelio, L'uomo...

"...Il più grande Imperatore di Roma?..."


Alessandro

Umorismo Svizzero?




Alessandro

Mafia Capitale...



Alessandro

Franco Coppi: “Siamo ancora nel rito inquisitorio E i pm dominano”



Il professore Franco Coppi non ha dubbi: «Nel 1989 abbiamo adottato il rito accusatorio per superare il codice Rocco e arrivare ad una effettiva parità fra accusa e difesa. La realtà è che il rito che è rimasto inquisitorio». 



Storico difensore di Giulio Andreotti, è stato il legale di Silvio Berlusconi nei processi Mediaset e Ruby. Attualmente assiste il ministro dello Sport Luca Lotti accusato di rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito dell’indagine Consip.

Ma oltre ai processi “politici”, Coppi ha curato la difesa di Vittorio Emanuele di Savoia, di Francesco Totti, del direttore del Sismi Niccolò Pollari per il sequestro dell’imam Abu Omar e del governatore di Bankitalia Antonio Fazio nel processo Antonveneta.

E’ stato anche il legale di Sabrina Misseri nel delitto di Avetrana. «Una tragedia che mi angoscia disse all’indomani della conferma dell’ergastolo per la cugina di Sara Scazzi – sono ossessionato dall’idea di non essere riuscito a dimostrare l’innocenza di quella sventurata».

Attualmente il suo nome è in predicato per la Corte Costituzionale. Incarico prestigioso che ha, però, declinato. Come dice chi lo conosce bene, Coppi ha sempre fatto l’avvocato e non ha intenzione adesso di diventare giudice.

Professor Coppi, com’è lo stato della giustizia in Italia?

La situazione è ormai tragica. Un disastro che riguarda sia il settore penale che quello civile.

Ci parli del penale.

Nel 1989 abbiamo adottato il rito accusatorio. L’idea di fondo era quella di superare il codice Rocco e di arrivare ad una effettiva parità fra accusa e difesa. La realtà è che questa riforma del processo penale è stata fatta “all’italiana” e adesso abbiamo un rito che sostanzialmente è rimasto inquisitorio, solo con i tempi molto più lunghi.

Può farci un esempio?

Certo. Nel rito inquisitorio il processo si celebrava sulla base degli elementi raccolti dal pubblico ministero. Con l’attuale rito la prova deve formarsi in dibattimento attraverso il contraddittorio fra ac- cusa e difesa. Bene, con il meccanismo delle contestazioni, ovvero il dare lettura da parte del pm dei verbali delle dichiarazioni rese nelle fase delle indagini preliminari dalla persona che viene sentita nel corso del processo, entra nel fascicolo del dibattimento ciò che ha fatto il pm prima e a prescindere da qualsiasi attività difensiva: materiale che quindi sarà utilizzato dal giudice per la sua decisione pur se la difesa non aveva alcun ruolo in quella fase.

Le contestazioni da parte del pm possono essere fra le cause dell’allungamento dei tempi del processo?

Le cause sono molteplici. Oggi, ad esempio, si fanno troppi processi. Però, restando alle contestazioni, se prima i processi si celebravano con una o due udienze, adesso ne servono come minimo dieci. Udienze che poi sono diventate lunghissime, proprio perché il pm è solito rileggere tutti i verbali.

Non mi sembra un bel risultato.

Si. E sul punto è necessario un intervento drastico da parte del legislatore. Che non può pensare di risolvere il problema dello sfascio del sistema giudiziario solo allungando la prescrizione di processi che già adesso durano una vita. Il processo penale deve essere rivisto totalmente.

Normalmente viene data la colpa della lunghezza dei processi agli avvocati….

Guardi, ho assisto una persona accusata di spaccio di sostanze stupefacenti. I fatti risalgono al 2002. La sentenza, di condanna, di primo grado è del 2009. Nel 2017 è stato fissato l’appello. I giudici, penso provando un senso di vergogna per un processo che si trascinava da 15 anni, riqualificando il fatto, hanno disposto la prescrizione “per la tenuità del fatto”. Un modo elegante per chiudere questo lungo processo.

Parliamo dei giudici e della qualità delle sentenze.

In cinquanta anni di attività professionale non ho notato grandi differenze. Tranne sull’uso della lingua italiana. Ma quello è un problema complessivo che riguardo la scuola e l’università. Ad esempio è sparito l’uso del pronome.

La società è cambiata e, conseguentemente, anche i magistrati sono figli di questo cambiamento.

L’altro giorno ero in Cassazione. In un’aula c’erano dei giovani magistrati neo vincitori di concorso in tirocinio. Mentre parlava il procuratore generale, alcuni masticavano le gomme, gesticolando e confabulando fra di loro, altri poi erano completamenti distratti. Non è stato un bel vedere.

Tornado alla sentenza, il Csm sta lavorando a delle linee guida che si fondano sulla sinteticità e completezza dell’atto. Può essere d’aiuto?

Io sul punto sono alquanto perplesso. Capisco l’esigenza di smaltire l’arretrato ma non credo sia possibile stabilire a priori un numero di pagine per la sentenza. Io ho un profondo amore per la motivazione perché permette di capire il ragionamento fatto dal giudice. Non è possibile, a priori, dare una misura della motivazione che valga per qualunque tipo di processo. Ogni caso richiede, come il sale nelle ricette, un “quanto basta” di motivazione.

La sintesi però è importante.

Guardi, abbiamo bisogno di giudici “normali”, che focalizzino l’attenzione sul fatto e chi siano calati nelle realtà quotidiana. Contesto, poi, la relazione più volte citata che collega l’inefficienza della giustizia al previo filtro di inammissibilità. La declaratoria di inammissibilità non la migliore la risposta di giustizia per la parte. Dietro quel ricorso c’è una storia, una persona che non capirebbe perché sia stata respinta la sua istanza per un vizio di forma.


Fonte: http://ildubbio.news/ildubbio/2017/07/22/franco-coppi-ancora-pm-dominano/


Alessandro

Vecchio travestito da nuovo



Alessandro

venerdì 21 luglio 2017

La Glaxo ammette di aver distribuito vaccini tossici nel Regno Unito?



E' di pochi giorni fa la notizia che la Glaxo  ha richiamato dei lotti di vaccini che pur non avendo tutte le carte in regola erano stati immessi per errore sul mercato a gennaio 2017 (vedi notizia). Sarebbe lecito sapere se  e  quanti di questi vaccini sono stati inoculati ancora una volta per errore.

Quella che segue è  una storia analoga con esito molto infausto per cui la Glaxo è stata accusata dalla Corte Irlandese di negligenza.

Nel 1970 sono state circa 60.000 le dosi  di vaccino antipertosse (Trivax) che non aveva passato i test di controllo distribuite sia in Irlanda che in Inghilterra,così ammette la stessa casa farmaceutica.

Nel 1992 la Corte Suprema  Irlandese  ha assegnato alla famiglia di un ragazzo irlandese, Kenneth Best, che ha sofferto di danni cerebrali  da uno di questi vaccini tossici, 2,7 milioni di £  a titolo di risarcimento.

Dopo una lunga e feroce battaglia legale con la Glaxo la famiglia del ragazzo alla fine ha vinto questo caso storico dopo che la madre Margaret ha fatto una scoperta sorprendente spulciando tra decine di  migliaia di documenti aziendali.

Ha scoperto che il vaccino Trivax usato su  suo figlio era di un lotto numerato 3741 rilasciato dalla società, pur avendo  fallito  alcuni test di sicurezza . I documenti hanno rivelato che le 60.000 dosi singole  erano  14 volte più potenti del solito.

Il Dipartimento della Salute è sotto pressione per  rintracciare i bambini che hanno ricevuto i vaccini incriminati.A questo vaccino tossico pare sia correlato sicuramente  il decesso di un bambino nel Wales.


https://www.theguardian.com/uk/2002/jun/30/tracymcveigh.antonybarnett


Link: http://www.infovax.it/news/la-glaxo-ammette-di-aver-distribuito-vaccini-tossici-nel-regno-unito/

Alessandro

D'Alema: "L'Europa ha bisogno dell'immigrazione"



Alessandro

Craxi e le rivelazioni



Alessandro

Feltri sulla condanna a Bossetti: "Ecco tutto quello che non quadra"



Condannare un poverocristo è l' esercizio più facile del mondo, tanto è vero che le galere, in particolare quelle italiane, sono piene di gente con le pezze al culo. Massimo Bossetti si è beccato addirittura l' ergastolo in appello dopo esserselo beccato in primo grado, perché non è stato capace, per mancanza di mezzi, di opporsi ai panzer dell' accusa. La quale ha speso una vagonata di milioni allo scopo di smascherare colui che ha ucciso Yara nella pianura bergamasca, e si è fissata sul carpentiere avendone isolato il Dna, cui ha attribuito il valore di un dogma divino. Con questo ragionamento bigotto: se sulle mutandine della ragazzina è stata rintracciata una particella del muratore, significa che questi è l' assassino. La cieca fiducia dimostrata dai giudici nella scienza è lodevole.

Deplorevole invece la fiducia altrettanto cieca che essi continuano ad avere in chi maneggia strumenti scientifici.Nel caso specifico, al prelievo del Dna e agli esami hanno contribuito i cosiddetti Ris, che non sono altro che carabinieri, brave persone, integerrime, utili, disponibili ma che con le provette e gli alambicchi dei laboratori non c' entrano un tubo. Difatti se un giovane spicca nella ricerca non si arruola nell' arma, ma rimane in Università. Come si fa allora a considerare i Ris infallibili, la bocca della verità alla quale attingere elementi illuminanti circa la soluzione di un giallo?

Di certo è importante disporre di ufficiali attrezzati in campo scientifico, ma è una follia pensare che il DNA da loro raccolto sia elevato a prova regina atta a sbattere un imputato nelle patrie galere per tutta la vita. Il quale imputato ha il diritto di chiedere la ripetizione degli accertamenti tecnici onde verificare non siano stati commessi degli errori. Gli esperti invece sostengono, col parere positivo della corte, che le vecchie e uniche analisi sono inconfutabili, per cui è superfluo ripeterle.

È una assurdità. Se un esame non è replicabile è un indizio vago, non una prova. Chi rischia l' ergastolo sulla base di una congettura merita di essere rispettato nelle sue richieste di conferma. Ma l' appello, per motivi misteriosi, ha respinto l' istanza del disgraziatissimo Bossetti. Se l' avesse accettata avrebbe fugato il dubbio che la vexata quaestio del DNA sia una bufala, un clamoroso granchio.

Come si giustifica l' ostinazione delle toghe a negare al carpentiere il sacrosanto desiderio di difendersi con qualsiasi documento? Non riusciamo a capirlo. Personalmente ho avuto una esperienza significativa. Alcuni anni orsono feci gli esami del sangue, roba routinaria, e con mia grande sorpresa vidi che i risultati erano sballati, quelli di un candidato a morte improvvisa.

Li ripetei immediatamente e ne attesi l' esito con grande apprensione. Erano perfetti, certificavano uno stato di salute invidiabile. Eppure in entrambe le circostanze mi ero rivolto a specialisti di primo livello. Il problema è uno solo. In ogni categoria abbondano sia gli ottimi che i pessimi professionisti. Succede tra i geometri e gli ingegneri, tra i medici e gli infermieri, tra i giornalisti poi il numero dei cretini è esorbitante, pertanto supponiamo che vi siano dei pirla anche nelle caste dei magistrati e degli scienziati. Mia nonna affermava che l' ora del coglione piglia tutti. Perché dovrebbe risparmiare toghe e camici bianchi, inclusi quelli che coprono la divisa dei fedeli nei secoli? Ecco perché noi semplici cronisti siamo indignati che lo sfigato artigiano edile sia stato murato vivo senza avere la possibilità di difendersi appieno. Non è umano, non è civile, anche se conviene. Difatti se l' esame bis del DNA si rivelasse impossibile, Bossetti dovrebbe essere assolto per assenza di prove. E ciò getterebbe nel più tetro sconforto investigatori e inquirenti, privati del capro espiatorio da immolare sull' altare della giustizia sommaria, i cui costi milionari gravano sul groppone dei cittadini.

Per stabilire l' innocenza del povero Massimo non c' è per altro bisogno di genetisti. È sufficiente aver letto i giornali. Secondo le carte, il rude Bossetti si sarebbe presentato davanti alla palestra con gli abiti da lavoro, imbrattati di calcinacci, e avrebbe ammaliato Yara non soltanto col suo fascino da carpentiere, ma anche esibendo un mezzo di trasporto irresistibile: un camioncino carico di cazzuole e arnesi simili. La ragazza, attratta dal suddetto carpentiere e dalla sua vettura tipica dei conquistatori, avrebbe accettato il corteggiamento dello stesso Bossetti, e sarebbe salita sul potente furgone, illusa di vivere un momento di felicità. Non si sarebbe neppure ribellata, nonostante la propria ritrosia. Forse conosceva già il seduttore? Neanche per sogno. Sui cellulari non vi è una sola telefonata tra i due. Ad onta di ciò, Massimo avvia il motore e compie chilometri e chilometri con la preda seduta accanto a lui, mite e senza accennare alla fuga. Come egli ha fatto a tener buona e calma la bambina e al tempo stesso a guidare? Da notare che lungo il percorso esistono vari semafori. Yara non ha tentato di scendere per darsela a gambe.

Cari lettori, vi sembra probabile? Pur di screditare il muratore si è detto che costui era incline a raccontare balle, a visionare siti porno, ad abbronzarsi con la lampada, come se questi squallidi dettagli abbiano qualche attinenza col delitto. Questa è la sostanza di un processo che suscita repulsione. I figli di Bossetti sono stati massacrati. Essi agli occhi del popolo hanno un padre omicida, una mamma leggerotta, una nonna zoccola e un nonno cornuto. Bella storia edificante che esalta la civiltà giuridica del nostro Paese. In conclusione. Si infligge l' ergastolo a una persona colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio? Ma se la corte è rimasta in camera di consiglio per 15 ore si vede che qualche dubbio c' era. Toccherà alla Cassazione cancellare questa indecenza.


Link: http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13145682/massimo-bossetti-vittorio-feltri-condanna-puzza-quello-che-non-quadra.html

Alessandro