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lunedì 8 maggio 2017

Le Gilde, Il diritto D'uso, la proprietà

Nel XIII sec., a Firenze, la Famiglia Medici organizzò i mercanti, in sistemi privati composti da cinque Gilde (Associazioni, Corporazioni) principali, note come Arti Mediane e sette Gilde minori, note come Arti Minori. Le Gilde sono corporazioni rivolte all’occulto, note come “Le Arti”, da cui ne deriva l’Arte del Diritto. La Legge (Diritto) è rappresentato da regole, consuetudini, norme che permettono o vietano determinate condotte. È un termine che ha origine da principi quali la Religione, la Legislazione, la Scienza e le Consuetudini, alla stregua del Culto Romano. Le norme di maggior rilevanza, sono rappresentate dai Canoni, racchiusi nel Diritto Canonico, quindi, avendo legami con la Chiesa Cattolica, derivano dal Diritto Ecclesiastico. Infatti il profilo più elevato del Diritto è rappresentato dai Canoni che sono normative non confutate, questo è il punto essenziale, in relazione a quanto creatosi nel tempo. Pertanto il Diritto Canonico risulta essere uno strumento diretto a gestire il controllo sulle masse incompetenti.

 L’intero Sistema si erge sul Diritto Canonico. Quando si sta al cospetto di un giudice di una Corte, il Diritto è basato sulla prerogativa Orale (parlato). I convenuti ad un processo espongono le proprie argomentazioni oralmente, non tramite scritti, giungendo a risoluzione alla pari del Sacramento della Confessione. Da qui, come ampiamente sottolineato, l’importanza di non perdere mai la consapevolezza di chi siamo. Ciò potrebbe risultare difficoltoso in un Tribunale, progettato e costruito in modo tale da intimidire quanti, malauguratamente, ci finiscono al suo interno. Una rivendicazione non confutata, rimane quindi valida per silenzio-assenso. Lo stesso dicasi per le norme non contestate o confutate, quindi, il silenzio è considerato assenso. Il motivo fondamentale, per cui le persone subiscono giudizi sommari nei propri confronti, è data dal fatto che, essi non sono in grado di fornire, nel corso del procedimento innanzi alla corte, nessuna confutazione. Se si desidera cambiare questo stato di schiavitù li dobbiamo portare ad argomentare le loro ragioni, ribattendo punto per punto, costringendoli a dover giustificare il loro operato. È assolutamente indispensabile impedire loro il proseguo delle cause coi loro metodi, che gli facilitano il compito di ridurre gli Esseri Umani nella condizione di schiavitù. Rinunciare a ciò significa ignorare questo canone, dimostrando la propria incompetenza, sottostando completamente al loro giudizio.

Per entrare più a fondo sulle questioni inerenti il Diritto è opportuno ora approfondire ulteriormente il Diritto Positivo. Trattasi del Diritto vigente in un determinato ambito Politico-Territoriale, in un determinato periodo temporale, stabilito dal Potere Sovrano dello Stato, mediante norme generali ed astratte contenute nelle disposizioni di legge, e quelle a carattere Regolamentare-Amministrativo. Il Diritto Positivo si riferisce quindi alle Leggi dell’Uomo ed è ulteriormente suddiviso in: leggi della Terra Ferma e leggi del Mare. Nella prima categoria, rientrano le norme che regolano la vita e le persone, all’interno dei confini statali, quali ad esempio il Codice Civile e quello Penale, ecc.; nella seconda rientrano le norme che regolamentano i rapporti tra gli Stati che hanno sbocco sul mare, la navigazione e, soprattutto, tutti gli scambi commerciali. Tra queste troviamo il Diritto Marittimo o Legge dell’Ammiragliato, ecc. (N.d.A. Gli stati, inizialmente, sovraintendevano ai rapporti commerciali tra le nazioni, in seguito, l’ego umano, li ha portati a trasformarsi in apparati totalitari). Il Diritto si apprende nelle Università, luoghi di potere e costrizione di stampo massonico, come qualsiasi altra struttura piramidale. In questi luoghi si apprende la Sapienza ma non la Conoscenza. Il sapere è frutto di processi mentali (nozionismo indiretto), il conoscere è l’esperienza diretta di connessione con la fonte primaria.

Prima di affrontare nel dettaglio l’argomento del Trust, è necessario spiegare il concetto di Proprietà. È importante sapere che, il Legislatore nel 1942, ha abolito la definizione di Proprietà dal Codice Civile, definizione che, era in vigore dal 1865. Dal 1942 si è modificato il concetto del diritto di proprietà, ponendo indirettamente in rilievo la finalizzazione e, direttamente, l’inquadramento giuridico. La definizione che enuncia a tal proposito il Codice Civile (Libro III – Titolo II – Art. 832) è la seguente: “Il proprietario ha il diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico”. Perciò, l’Istituto della Proprietà Privata non esiste ma, è stato sostituito col concetto di Diritto d’Uso. La definizione di Proprietà che, si accosta il più possibile alla dialettica delle Istituzioni e, che spiega il loro modo di agire, è la seguente: “Tutto ciò che è connesso alla tua persona, e che quindi, nasce e muore con te, è di tua Proprietà. Per tutto il resto ne hai un Diritto d’Uso.” A tal riguardo è fondamentale la seguente distinzione: Proprietà Privata = privazione della proprietà; Proprietà Propria = reale possedimento. Esempio: la casa non la puoi possedere (stringere a te), quando tu morirai, la casa non morirà con te, ma continuerà la sua esistenza. La proprietà è riferita al Titolo, l’atto che ne attesta il Diritto d’Uso, il Contratto cartaceo che è possibile stringere, afferrare, possedere e, una volta morti, esso muore insieme al Titolare. È possibile il Diritto d’Uso agli eredi ma, in quel caso, è redatto un nuovo atto con intestatari gli eredi.

Fonte: http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2016/06/la-verita-sugli-zingari-un-popolo.html

Alessandro

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