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martedì 25 aprile 2017

25 Aprile festa della Liberoccupazione.



Alessandro

Moneta Scritturale inutile?


Nella procedura RG E 354 /2015 sub 1 Sciogliendo la riserva assunta in data 18.4.2017

                                               osserva
  1.  L’opponente sostiene che la banca è autorizzata a esercitare il credito esclusivamente utilizzando le riserve monetarie affidatele dal pubblico nell’esercizio della raccolta d risparmio. Così non è: se è vero che la correlazione tra raccolta del risparmio ed esercizio del credito costituisce l’oggetto specifico dell’attività bancaria - e come tale è riservata agli Istituti a ciò espressamente autorizzati e soggetti a specifici controlli nel superiore interesse della tutela del risparmio - ciò non toglie che la banca come qualsivoglia altro operatore finanziario possa esercitare “ogni altra attività finanziaria secondo la disciplina di ciascuna” art. 10 comma 3 TUB; nulla esclude dunque che la banca per l’erogazione di finanziamenti utilizzi provviste non direttamente collegate alla raccolta del risparmio cosìcome qualsiasi altro operatore autorizzato.

  2.  L’opponente sostiene la nullità del mutuo in quanto la moneta “scritturale” utilizzata dalla banca finanziatrice non sarebbe nei fatti esistente in quanto creata dal nulla e comunque non sarebbe assimilabile alla moneta avente corso legale nello stato. La tesi non può essere condivisa: oggetto del mutuo può essere oltre alla moneta avente corso legale anche  qualsiasi altra “cosa fungibile” (art. 1813 cc.), espressione tanto generica che consente di comprendervi “la disponibilità economica” comunque creata purché idonea al fine  dichiarato dell’acquisto di un immobile (e come tale prontamente utilizzata dall’odierna  mutuataria).

  3. L’opponente afferma la nullità del mutuo per la mancanza di effettiva traditio rei. Sul punto è sufficiente ricordare che nel nostro ordinamento esistono disposizioni di legge (art. 1822 cc e art. 39 TUB) nonché interpretazioni giurisprudenziali che riducono la valenza di natura reale del contratto in esame. In particolare secondo l’interpretazione giurisprudenzialeunivoca la nozione di consegna di cui all’art. 1813 c.c. non coincide con la mera dazione

    Firmato Da: POGGIO STEFANO Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: dc551

    materiale del bene, ma va intesa in senso lato come “dazione in disponibilità giuridica” della cosa (ex multis cfr. Cass., 2 aprile 2007, n. 8120). Sotto questo profilo la “consegna” non  deve necessariamente essere “fisica” (o “materiale”), ma può essere “simbolica” (o “spirituale”);

  4. L’opponente sostiene che ove si acceda alla tesi della legittimità della creazione di moneta scritturale da parte dell’istituto di credito, altrettanto legittima dovrebbe ritenersi la creazione di moneta di eguale natura da parte del mutuatario stesso: entrambi i soggetti, infatti, non sono stati formalmente autorizzati alla creazione ex nihilo di moneta di scambio. Ed anzi l’obbligazione restitutoria non potrebbe avere ad oggetto altro dalla (inesistente)  moneta scritturale in quanto bene costituente il tantundem eiusdem generis rispetto a quanto  ricevuto. La tesi non può essere condivisa. Essa potrebbe forse avere un senso se la moneta scritturale eventualmente creata dal privato possedesse l’intrinseca idoneità a tradursi in beni concreti di consumo che è propria di quella erogata dalla banca (nel caso di specie utilizzata  per l’acquisto di un immobile): così non è, e proprio tale inidoneità esclude in radice che possa parlarsi di tantundem eiusdem generis.


In conclusione l’eventuale violazione di norme e regolamenti attinenti alla raccolta/creazione della provvista necessaria all’esercizio del credito (con riflessi in punto di regolare tenuta dei bilanci) potrà eventualmente valere a sanzionare i responsabili da parte degli istituti di vigilanza, senza che ciò possa riverberarsi sulla validità del concreto atto di finanziamento.

PQM

Respinge l’istanza di sospensione. Dichiara chiuso il subprocedimento RGE 354 /2015 sub 1 Assegna alle parti termine fino al 31.5.2017 per l’introduzione del giudizio di merito. Convoca le parti per la prosecuzione della procedura RG E 354/2015 all’udienza del 9 maggio 2017
ore 9,15.

Si comunichi.
Savona, 19/04/2017

 Il Giudice
 Dott. Stefano Poggio


Firmato Da: POGGIO STEFANO Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: dc551

Alessandro

IL 25 APRILE DIMENTICATO: CHE COSA ACCADDE DAVVERO A PIAZZALE LORETO

 Quando andavo a scuola mi ero sempre chiesto perché il cadavere di Mussolini fosse stato appeso in Piazzale Loreto.



Perché un atto di violenza simile? E perché in Loreto e non in Duomo, o in un altro luogo ben più simbolico per celebrare la fine del regime? Da adulto ho poi letto della strage di Piazzale Loreto dell’estate del 1944, una di quelle cose su cui dovrebbe fondarsi la nostra coscienza civile e che invece non viene neppure insegnata nelle scuole.

L’8 agosto 1944 un camion tedesco esplode in viale Abruzzi. L’attentato è molto strano, perché ferisce solo di striscio un soldato nazista, ma costa la vita a ben sei civili milanesi di passaggio. Ad ogni modo, i tedeschi ordinano la rappresaglia.

La mattina del 10 agosto, quindici ragazzi di età inferiore ai 30 anni e detenuti per motivi politici vengono prelevati dal carcere di San Vittore, portati in piazzale Loreto e affidati alla brigata fascista Ettore Muti.

Ora: la storia di Ettore Muti e della brigata che porta il suo nome è altra cosa che andrebbe insegnata nelle scuole – perlomeno a Milano.

In vita, Muti fu un ragazzo che come tanti venne affascinato dal primo fascismo in giovane età e che per il primo fascismo combatté ovunque: aldilà del suo essere, appunto, un fascista, è difficile non rimanere affascinati dalla sua figura di soldato ribelle, aviatore spericolato e avventuriero futurista quando ancora non aveva neppure diciotto anni (la sua vita è raccontata nel libro “Ammazzate quel fascista”).

Ma il secondo fascismo – quello successivo al ’43, totalmente succube della Germania – con il fascismo di Muti, ma anche di Marinetti e (in parte) di D’Annunzio, ha ben poco a che fare; una delle prove è proprio Ettore Muti che, poco prima del Gran Consiglio del Fascismo che sfiducia il Duce, fa recapitare un messaggio al fascista Dino Grandi che dice: “se serve, lo ammazzo io”.

Viene pero’ ucciso da due carabinieri in circostanze non chiarite e, da quel momento, la Repubblica di Salo’ (che Muti avrebbe disprezzato, come disprezzava la Germania) ne fa un martire.

È per questo che, quando l’auto-nominatosi “colonnello Colombo” fonda a Milano un corpo di polizia speciale arruolando il peggior ciarpame della città, decide di intitolare la sua brigata a Muti: per tentare di inglobarne lo spirito eroico e darsi una parvenza di presentabilità.  Ma la realtà è che lo stesso Resega – capo del fascismo a Milano – la notte prima della fondazione della Muti lascia la Casa del Fascio di piazza San Sepolcro urlando: per lui il fascismo ha un codice d’onore che gli eventi successivi al ’43 stanno spazzando via, tramutandolo in una banda di delinquenti senza freni che la brigata Ettore Muti rappresenta benissimo (il giorno dopo Resega verrà ucciso in Corso XXII marzo, e la sua morte apparirà a molti come un’altra coincidenza un po’ troppo strana).

La Brigata, quindi, non è altro che un coacervo di delinquenti, criminali, tagliagole che il fascismo promosse al ruolo di polizia e che si resero colpevoli, tra il ’43 e il ’45 di ogni genere di torture e di violenze (marchio di fabbrica “la tortura del cassetto” in cui, nella caserma vicino a dove ora si trova il Piccolo Teatro, ai sospettati di cospirazione partigiana venivano schiacciati i testicoli dentro una cassettiera).

La mattina del 10 agosto alcuni uomini della Muti fucilarono in Piazzale Loreto i ragazzi prelevati da San Vittore e poi, come se niente fosse, si misero a giocare a calcio, usando a un certo punto, per scherzo, la testa di uno dei ragazzi uccisi. Ai genitori delle vittime non fu permesso avvicinarsi e i cadaveri furono lasciati esposti sotto il sole tutto il giorno, coperti di mosche ed escrementi, affinché l’orrore e il fetore si imprimessero per sempre nella memoria civica milanese, su preciso ordine del capitano delle SS Theodor Saevecke detto “il Boia” – che dopo la Guerra venne arruolato dai servizi segreti americani e visse ricco e beato in Germania fino a 93 anni, con il governo tedesco che ne negò, fino all’ultimo, l’estradizione.

Ad ogni modo, è per questo che quando Benito Mussolini venne catturato e ucciso, il cadavere fu portato a piazzale Loreto: per provare ad esorcizzare, almeno simbolicamente, da parte di una popolazione decimata e stremata, uno degli atti più terribili compiuti contro i cittadini milanesi e contro tutti gli Italiani.

Atto che – come tanti altri – è stato dimenticato, travisato, seppellito e strumentalizzato sotto un cumulo di retorica inutile, che noi anche quest’anno, come l’anno scorso, abbiamo voluto ricordare.

Fonte: http://www.glistatigenerali.com/milano/il-25-aprile-dimenticato-che-cosa-accadde-davvero-a-piazzale-loreto/

Alessandro

Di Mele Marce!

Carabinieri nascondevano droga nelle auto fermate per ricattare gli automobilisti



Mentre un carabiniere controllava i documenti all’automobilista fermato l’altro sistemava droga all’interno dell’abitacolo della sua auto, poi chiedevano al malcapitato 10.000 euro per lasciarlo andare. Era il metodo di estorsione messo in pratica da Mario Arnò e Massimiliano Mazzotta, rispettivamente maresciallo e appuntato del nucleo radiomobile di Mogoro (provincia di Oristano).

I due carabinieri minacciavano l’automobilista di arrestarlo per spaccio di droga, lasciandolo con la sola possibilità di accettare l’estorsione di denaro per essere lasciato andare.

Altre volte i due carabinieri ricorrevano ad un altro metodo: attraverso un alcoltest modificato facevano risultare positivo all’etilometro l’automobilista e poi gli chiedevano una somma di denaro per lasciarlo andare senza conseguenze.

Ad incastrarli le intercettazioni telefoniche, ordinate dalla magistratura nell’ambito di un altro processo nel quale i due si trovano già in veste di imputati, insieme al loro ex capitano René Biancheri, accusati di corruzione, falso e peculato. Mario Arnò e Massimiliano Mazzotta ora dovranno rispondere anche delle accuse di estorsione.

Link: http://www.dolcevitaonline.it/carabinieri-nascondevano-droga-nelle-auto-fermate-per-ricattare-gli-automobilisti/

Alessandro

Buttiamo Via!



Alessandro